sabato 14 maggio 2016

LA SINDROME DEL PENE PICCOLO




Introduzione e cenni storici 
Le dimensioni del pene sono spesso state durante la storia un motivo di ansia per l’uomo. Ancora oggi molti uomini desiderano e richiedono al proprio urologo-andrologo interventi di ingrandimento del pene al fine di accrescere la fiducia in sé stessi e di impressionare le proprie partner.
Esistono molte testimonianze storiche riferibili a varie culture circa l’ingrandimento
del pene. Il santone indiano Sadhus e i maschi della tribù Cholomec in Perù, ad esempio, utilizzavano dei pesi per aumentare la lunghezza del pene. Gli uomini della tribù Dayak nel Borneo si mutilavano il pene formando al suo interno degli orifizi entro cui inserivano oggetti decorativi per aumentare il piacere delle loro donne. Nel sedicesimo secolo nella tribù Topinama in Brasile gli uomini si facevano mordere il pene da serpenti velenosi per farselo allungare.
Cause e sintomi 
Esistono sia cause psicologiche che cause organiche alla base del pene piccolo (micropene).  Per quanto riguarda le prime, la dismorfofobia peniena consiste nella convinzione o paura di avere un pene troppo piccolo e/o di presentare altre anomalie del prepuzio e del glande. Tale patologia può determinare ansia, depressione  e condurre ad una condizione di isolamento sociale in cui il paziente rifiuta il contatto con gli individui di sesso femminile.
Una forma molto diffusa di tale patologia è rappresentata dalla cosiddetta sindrome dello spogliatoio che insorge quando il paragone dei propri genitali, generalmente allo stato di riposo, con quelli di altri soggetti maschili, il più delle volte coetanei, provoca ansie rispetto alle dimensioni del proprio pene. In altri casi invece i timori riguardano anche le dimensioni del pene in stato di erezione.
Oltre alle già citate cause psicologiche esistono anche cause organiche per le quali, sia nell’età infantile che in quella adulta, si osserva una conformazione ridotta delle dimensioni del pene. In tali casi è possibile rilevare una vera e propria forma patologica di micropene, in cui le dimensioni dell’ organo genitale in erezione non raggiungono i sette centimetri.
In alcune malattie genetiche e alterazioni cromosomiche  come ad esempio nella sindrome di Klinefelter, l’individuo maschile nasce con una conformazione anatomica dei genitali esterni essenzialmente poco sviluppata. Tale patologia è associata ad altri sintomi come il ritardo mentale. In caso di obesità il pene risulta parzialmente coperto dal grasso sovra pubico dando luogo alla cosiddetta sindrome del pene sepolto. Inoltre vi sono soggetti di statura molto alta in cui effettivamente le dimensioni del pene risultano molto piccole ovvero sproporzionate rispetto alla mole dell’ individuo. In alcune patologie caratterizzate da difetti ormonali come nell’ ipogonadismo ipogonadotropo si assiste ad un difetto di sviluppo dei genitali maschili. Infine altre malattie di tipo funzionale, come ad esempio l’ipospadia (lo sbocco anomalo del meato uretrale), se non risolte chirurgicamente, possono impedire un corretto sviluppo del pene e una  regolare funzionalità erettile. Per risolvere alcune delle forme più gravi di micropene si ricorre essenzialmente agli interventi chirurgici.
Criteri di normalità delle dimensioni del pene 
Da diversi studi effettuati sulla misurazione delle dimensioni del pene nella popolazione normale, seppur influenzati dalla differenza delle varie tecniche di misurazione utilizzate, si è stabilito che le dimensioni standard, ovvero relative alla media della popolazione (normalità statistica) sono in lunghezza pari a 8-10 cm per lo stato di flaccidità e di12-16 cm per lo stato di erezione. Inoltre allo stato di erezione la circonferenza del pene di un soggetto normale deve superare i 12 cm. Tali parametri sono stati stabiliti misurando il pene dal pube alla punta del glande tenendo stirato l’organo. La maggior parte degli autori considera nell’ adulto micropene un organo genitale le cui dimensioni sono inferiori ai 4 cm alla stato flaccido e minori di 7,5 cm allo stato di erezione. Pertanto, in tali casi è possibile considerare un intervento chirurgico di allungamento del pene.
Frequenza 
Alcuni dati scientifici evidenziano come la richiesta di risoluzione di adeguamento psico-fisico relativo ad una dismorfofobia peniena sia in aumento. Infatti, dagli ultimi convegni di andrologia e sessuologia, si evince un incremento di tali richieste. Si stima che il 3,3% delle richieste di visita andrologica siano state motivate dal sospetto di un pene piccolo. Di queste, il 20% erano state richieste per questo medesimo problema, mentre il restante 80% nell’ambito di una visita effettuata apparentemente per altre problematiche. Inoltre, anche la maggiore attenzione rivolta dai media sui metodi di allungamento del pene ha fatto sì che aumentassero il numero di visite andrologiche in cui i pazienti richiedono un aumento delle dimensioni del proprio organo genitale. Il 79%degli interventi di allungamento penieno viene eseguito in presenza di un pene di dimensioni perfettamente normali, e quindi con finalità puramente estetiche, al pari della rinoplastica o delle protesi mammarie, e ,solo il restante 21% è praticato per patologie organiche.
Il fenomeno della sindrome del pene piccolo sembra essere in costante aumento e l’importanza di una chiara diagnosi differenziale utile a comprender il vero stato delle reali dimensioni dell’organo genitale, diventa fondamentale nonché indispensabile.
Non è un caso che alcuni studiosi hanno rilevato quanto la richiesta di eventuali interventi di allungamento non fosse direttamente correlata ad una reale caratteristica di micropene. A tale riguardo il disagio rimanda essenzialmente ad una dismorfofobia peniena.
Psicoterapia 

Quando il disagio è prevalentemente di natura psicologica diventa necessario un intervento psicosessuologico utile a ridimensionare il vissuto catastrofico, che si manifesta nell’espressione di una precisa inadeguatezza fisica. La possibilità di rieducare e fare riappropriare alcuni uomini della loro sicurezza e stima di sé è alla base di una modifica e di una migliore percezione di alcune parti del proprio corpo. Per quanto riguarda l’organo genitale, probabilmente si tratta di riappropriarsi di uno status di “potere” necessario al buon funzionamento intimo e soprattutto “relazionale”. La terapia è pertanto mirata al miglioramento della percezione del sé corporeo, attraverso delle sedute che documentino al soggetto come egli si trovi in una condizione di normalità.
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